"Benedetta vita": Imparate ad amarvi. - Il messaggio che colpisce dritto al cuore dei ragazzi.
 
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    "Benedetta vita": Imparate ad amarvi.

    Il messaggio che colpisce dritto al cuore dei ragazzi.

    image1Ė Benedetta Iannamico, che ai soli 23 anni della sua giovinezza scopre un tumore, il suo “mostro”, con cui si troverà a trascorrere tre lunghi anni della sua vita e che sarà lo spunto da cui rinascere.

    Ė lei che insieme ai suoi compagni di viaggio Gino Parini, Francesco Cicchini e la Tavolozza dei Sorrisi decide di intraprendere il percorso “Benedetta Vita”, che le permetterà di lanciare un messaggio nei cuori di tutti i giovani.

    Difatti in quest'occasione non si è trattato della solita assemblea d’istituto nella quale spesso si dibatte dei problemi scolastici o si tratta di argomenti inerenti l'istituto; questa volta, ancor più delle altre, gli alunni sono stati motivati a non perdere la concentrazione neanche un solo istante. Grazie a lei, che è entrata subito nel cuore di tutti i giovani alunni dell'ipssar, leggendo una lettera che raccontava della sua malattia e dei suoi tumori, difatti non si trattava solo di un linfoma che aveva sviluppato ma anche delle sue paure e dei demoni che la ossessionavo da una vita intera.

    Benedetta ha sempre avuto una vita che non le facesse mancare mai nulla, forse fin troppo, da arrivare a disprezzarla, con l’unico intento di autodistruggersi. La sua giornata prendeva forma solo dopo esser salita sulla bilancia; bastava qualche grammo in più e la giornata non sarebbe mai potuta andare nel verso giusto.

    Si descriveva come “una ribelle fuori classe”, sempre pronta sin dall’età della scuola ad essere critica e ad accendere dibattiti, anche se costruttivi, con i professori; ma il dibattitto più grande era quello contro sé stessa, la sua lotta giornaliera.

    Ogni mattina, ogni pomeriggio ed ogni sera, Benedetta era di fronte ad uno specchio, sopra una bilancia, dentro una palestra o in un locale a bere e ballare con gli amici, cercando di creare di sé l’unica immagine con cui si sarebbe accettata.

    A lei non importava se vivere o morire, non accettava le cure per paura che i medicinali la potessero far ingrassare; difatti nei primi mesi di cura non si poneva nessun limite. Col passare del tempo le chemio iniziavano a farsi sentire e lei, proprio da quel momento, ha scavato nel suo profondo, riuscendo ad apprendere la consapevolezza che il vero tumore non fosse il linfoma, ma la sua continua paura di ingrassare, l’ossessione per il cibo e la fissazione per la palestra che la stavano portando ad un' autodistruzzione.

    Le sue parole, il suo sorriso smagliante ed il suo sguardo puro sono riusciti a colpire, nella mattinata del 13 Marzo, anche gli studenti dell’IPSSAR G. Marchitelli, lasciando in molti di loro un messaggio che porteranno sempre nel loro bagaglio personale.

    Il messaggio di Benedetta, che ha toccato profondamente e che ha sensibilizzato gli alunni, è che non bisognerebbe arrivare mai a guardare la morte in faccia per accettarsi e smetterla di autodistruggersi, che noi giovani, soprattutto, afflitti da mille ossessioni, ci convinciamo di non essere mai abbastanza, mai la persona giusta che dovremmo essere, quando invece l’unica cosa che dovremmo permetterci, alla nostra età, dovrebbe essere la spensieratezza, la voglia e il coraggio per prendere la nostra vita in mano e farla diventare il nostro sogno nel cassetto che tanto desideriamo. È da sottolineare che, anche coloro che non sono riusciti a vincere la propria lotta nella vita, non siano dei perdenti... Perché quando si ama, non si perde mai.

    di Maria Ratta


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